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PROSSIMAMENTE IN CIRCOLAZIONE IL VOLUME DI POESIE BILINGUE “LO SPECCHIO E L’OMBRA” .

LA VOCE DELLA POESIA ARBERESHE DI MARIO BELLIZZI CONTRO L’ODIO RAZZIALE E I CRIMINI CHE CALPESTANO LA SACRALITA’ DELLA VITA.

PROSSIMAMENTE IN CIRCOLAZIONE IL VOLUME DI POESIE BILINGUE “LO SPECCHIO E L’OMBRA” .


(…) Le poesie sono fuori luogo, inattuali in senso nietzscheano, costruite con parole morte, usurate, prese a prestito dal suolo/mare natale di un’etnia albanese insediatasi nell’Italia meridionale nel XV secolo: gli arbëreshë. L’oralità ostinata di questa lingua, qui mutuata da grafemi, vive al limite dell’incomprensione al di qua dell’Adriatico e ignorata, nelle sue varianti, dall’altra sponda balcanica, e viceversa. Queste poesie hanno captato la linfa da/in diverse terre-lingue: oniriche come la Bella Morea del Peloponneso, il suolo/mare natale della fuga con le galee cinquecentesche; soprattutto da altre in via di sparizione o ancora in divenire ma estrapolate altrove; infine, da recenti terre temporaneamente sospese tra il deserto-il Mediterraneo e protese verso i paesini dell’entroterra del sud, arcaico magno-greco, bizantino, … anche con gjitonie albanofone, generate dal sommovimento di popoli resi fluidi dalle predazioni dell’Occidente, da fattori climatici, guerre e carestie. In un siffatto territorio, magmatico, senza una lingua certa, un qui e ora, ho scritto una sorta di diario di viaggio, nel violento emergere di corpi a ritroso della Storia. Nelle edizioni balcaniche del libro, il sottotitolo fuori luogo sarà tradotto con il sostantivo kurbeti: terra straniera, dell’esilio, dell’emigrazione e dello spaesamento. Probabilmente nella costellazione dei simboli di questa parola di cui fanno parte anche kurbati il nomade, lo zingaro e kurbani l’animale sacrificato per auspicio di nuove avventure spirituali e materiali, avverrà una provvisoria ‘ricomposizione’ dell’eterotopia, dello specchio e dell’ombra. È nei cromosomi delle società umane la hybris che genera deserti dove condurre il capro espiatorio per poi sacrificarlo. Nel tempo e nella Storia, visionari, santi, profeti, eroi ed eroine, irriducibili allo status quo, e i poeti sono stati i kurbani immolati in perfetta solitudine: ora è il momento dello Straniero! Il luogo sacro dell’asylum sta per essere devastato. I poeti, con la loro eterna glossolalia, devono fare poiesis e raccontare ciò che vedono quei misteriosi occhi, rivolti verso l’interno paese straniero dell’uomo, di cui parla Jung, per dare accesso ai sogni, ma con gli altri occhi testimoniare contro i crimini che calpestano la sacralità della vita.

Fotografia e Mario Bellizzi

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