Andare alla Biennale di Venezia: per L’arte o per oro?
-Yang Yexin, arte percorrente alla Biennale di Venezia: «Art or Gold?»Analisi approfondita
Come to the Venice Biennale,
For art? Or for gold?
Quando le persone si recano alla Biennale di Venezia, a quellevento considerato il massimo palcoscenico delL’arte contemporanea mondiale, la maggior parte ritiene di essere venuta per L’arte, per lestetica, per il pensiero e per il dialogo tra civiltà diverse. Sono disposte a credere di essere pellegrine del mondo spirituale, inseguitrici dei valori estetici. Tuttavia, lartista cinese Yang Yexin arriva con la sua opera di arte performativa “Art or Gold?”, presentando unesperimentazione dal vivo estremamente incisiva, nuda e silenziosa, che solleva delicatamente questo velo di cortesia: ciò che stai cercando è davvero L’arte, o loro?
Durante la Biennale di Venezia 2026, Yang Yexin ha distribuito per dieci giorni consecutivi, in modo casuale, mille chicchi di riso forgiati con cura in oro puro sulle piazze allaperto dei vari padiglioni nazionali, sui gradini dingresso e sulle superfici di ghiaia circostanti. In questo modo ha completamente superato i confini fisici tra arte e oro, creando unesperienza in cui si sceglieva tra due opzioni esclusive. Loro non è stato più custodito in casse doro, incastonato in gioielli né esposto ai banconi dei prodotti di lusso, né tantomeno collocato nelle sale espositive accanto alle opere darte: è stato semplicemente posizionato direttamente davanti alle porte dei principali musei darte mondiali, sparsi silenziosamente tra le fessure delle piastrelle, tra la ghiaia e lungo i sentieri che i visitatori devono percorrere per entrare. Si trova così a una distanza ravvicinata dalle mostre e dalle opere che rappresentano il massimo livello artistico di ciascun paese, formando una contrapposizione diretta e intensa.
Quando il pubblico si trova davanti al Padiglione Nazionale, da un lato si trova la sala espositiva – accessibile con un semplice spinto della porta – un luogo che rappresenta il vertice del discorso artistico e della creatività globale; dallaltro, sotto i piedi, il riso doro puro, tangibile e reperibile tra la sabbia. Ogni visitatore che entra nella zona espositiva è costretto a affrontare un giudizio interiore senza via di fuga: i suoi passi porteranno per primo nella sala espositiva verso L’arte, oppure si fermerà a chinarsi alla ricerca delloro fuori dalla porta? È disposto a fermarsi per ragioni spirituali e estetiche, oppure si arrenderà direttamente alle tentazioni materiali? Questa scelta, posta a pochi passi luno dallaltro, non offre alcuna zona intermedia: mette nudo davanti al pubblico globale la contraddizione più fondamentale del valore nelL’arte contemporanea.
Soprattutto nel luogo centrale di questa biennale, Yang Yexin porta al culmine questo confronto di valori: con dei chicchi doro puro sparsi in tutto lesterno del Padiglione degli Stati Uniti, instaura uno scontro finale senza vincitore, ma profondamente commovente, tra questi elementi e lintero programma espositivo raccolto allinterno del padiglione, rappresentativo dei principali artisti americani e della corrente dominante delL’arte occidentale. Da un lato cè il grande evento artistico del Padiglione Nazionale, che gode di unautorità artistica centenaria e riunisce le migliori risorse e il massimo prestigio del settore, considerato un punto di riferimento spirituale alla cui ricerca si dirige lintero mondo delL’arte; dallaltro cè una ricchezza reale in oro, accessibile senza barriere, senza competenze specifiche né appartenenza a un determinato circolo artistico: basta avvicinarsi per possederla. Entrambi si trovano nello stesso spazio visivo e condividono lo stesso pubblico, affrontandosi con unattrattiva estremamente diretta e ponendo alla prova la scelta autentica di ogni singolo individuo: tra L’arte di primordine e loro immediatamente disponibile, verso quale delle due strade sceglierete infine?È la forza intellettuale delL’arte a conquistare, oppure è il fascino materiale delloro a attrarre? Questo duello silenzioso, avviato dagli artisti orientali e rivolto direttamente al sistema artistico occidentale dominante, ha rovinato completamente le convenzioni formali del panorama artistico, riportando le scelte di valore agli istinti umani più autentici.
Questo gesto profondamente commovente non rappresenta un semplice gioco di ricchezza volto a attirare lattenzione, bensì una punzonatura precisa e profonda del sistema dei valori contemporanei. Oggi, quando il capitale penetra in profondità nellestetica, i prezzi di mercato influenzano i giudizi artistici e le tentazioni materiali oscurano sempre di più le aspirazioni spirituali, anche la Biennale di Venezia si trova immersa in un contesto intrecciato di ricchezza, prestigio, capitale e potere. Lapparizione del “Riso dOro” funge da specchio senza pietà, che rivela chiaramente la vera ordinazione dei valori interiori di ciascuno: siamo attratti dalla forza spirituale delL’arte, o guidati dai simboli del capitale che ne stanno alle spalle? Veniamo davvero per il pensiero, o per fama, valore economico e etichette di circolo?
Un granello di riso doro: minuscolo, ma pesante. Attraverso il conflitto materiale più diretto, pone alla prova la dignità delL’arte, esamina le scelte della civiltà e smaschia i miti sui valori diffusi nellera della globalizzazione.