INTERVISTA A MARIA TERESA LIUZZO DELLA DOTT.SSA JIHANE RIAD EI FEGHALI
Abbiamo fatto ricerche sul paese di Saline di Montebello e siamo stati testimoni del fascino della sua natura e dell’eleganza della sua tranquillità, qualcosa che ispira qualsiasi poeta o scrittore. La tua città natale ha influenzato i tuoi scritti fin dall’infanzia?
JIHANE RIAD EI FEGHALI: Non esiste poesia senza natura perché è proprio quel verde inesplorato che mi ha trasmesso il messaggio vivo e profondo sui valori universali della vita, sin da bambina. Guardavo il cielo stellato d’estate o la neve cadere sul pino d’inverno, era come sognare in un paese di fate. Ogni stagione aveva la sua storia. La felicità era la pace, la casa circondata da prati, colline fiorite, distese di grano, agrumeti, vigneti, e poi il mare con l’aria fresca e l’odore di salsedine mescolato a quello delle rose e del gelsomino.
Il ritorno e la partenza delle rondini, la carezza dell’alba, un arcobaleno di foglie che volteggiano, la pioggia azzurrata che respiravo ad occhi chiusi. Oggi c’è più consapevolezza, ma la natura riesce sempre a sorprendermi con i suoi miracoli. E’ la grazia divina, glorificazione dell’esistenza e della verità dal significato cosmico. Attraverso il respiro e la voce della natura si dirige la nostra attenzione estetica e spirituale che trasuda di creatività, che permette ai nostri versi di raggiungere i posti e i lettori più lontani del mondo.
E’ la sensibilità il messaggio sublime che connette i popoli, apre le menti e il cuore, diventa simbolo d’amore universale e ponte tra culture e lingue diverse. Non dimentichiamoci che la scrittura, ed in particolare la poesia, è una grande donna, un grande amore e un grande Spirito. La natura è madre, fascino che ha plasmato i miei pensieri aprendomi la porta del suo cuore, facendomi sentire meno sola, rivelandomi i suoi segreti.
Come direttore della rivista letteraria Le Muse, critico letterario e d’arte, traduttore, attivista sociale e culturale e redattore di diversi quotidiani e riviste italiani e stranieri, il tuo lavoro ha influenzato la tua vita personale e ha occupato un posto importante in essa?
JIHANE RIAD EI FEGHALI: Tutto ciò che si fa con amore non pesa, basta sapersi organizzare, senza deludere gli uni o trascurare gli altri, saper distinguere tra persone e cose, tra consanguinei e società. La famiglia è il nucleo della società, e non esiste vittoria o ricchezza che possa avere valore maggiore del sentimento, dell’amore che va oltre il dovere.
Riesco a conciliare le due cose con enorme sacrificio perché la cultura è la mia seconda casa, un nido di ricordi che sono origami nelle lacrime del tempo.
Secondo te, come definiresti uno scrittore di successo? E il suo successo è legato alla sua fama?
JIHANE RIAD EI FEGHALI: Bisogna capire cosa si intende oggi, per successo o fama di uno scrittore. Ne ho visti tanti che hanno avuto la durata di una meteora. Il bello della situazione è che è proprio la gente che non è in grado di giudicare a proclamare i vincitori, rimanendo in ”dolce attesa” di essere a loro volta proclamati, in una specie di favore dove una mano lava l’altra. E’ una scena che continua su una pantomima già nota e persiste: cambiano solo gli attori.
Molti scrittori sono privi di buon senso e di dignità. Il vero scrittore non ambisce ad essere il primo, a troneggiare, a metter in cattiva luce gli altri, pur sapendo di non essere neppure l’ultimo. Uso e abuso dei social è stato il disdoro e la rovina della società. Purtroppo la verità non viene accettata, siamo agli estremi dei valori umani, dell’anti-amore, anti-famiglia. Ideologie immonde che condannano ogni forma di tradizione. Segue la cattiveria accompagnata dalla malafede e dalla superficialità che come una pioggia malefica invia messaggi scoraggianti, offensivi e spesso intimidatori.
E’ risaputo per chi ha occhi per vedere e orecchi per udire, che i ”nani” aspettano il sorgere dell’ombra al calare del sole per sentirsi giganti, e nelle loro ”scuderie mentali- malate”, da maledetti incoscienti occupano il piedistallo per sapendo che non lo fa per nobili fini ma per avidità di potere… Spesso la sua rabbia si trasforma in crimini inconcepibili e da delinquente a criminale il passo è breve. La prepotenza non è cultura e sparirà come la rondine in un gomitolo di cielo, quando la notte tramanda ferite di luce.
In quest’era allucinante che stiamo attraversando i valori sacri dell’umanità sono al collasso. Dove sono tutti questo scrittori di cui tanto si parla? Sono personaggi creati a scopo commerciale, privi di talento, che si esibiscono come le maschere di carnevale tra presentazioni ridicole e finte feste per attirare e confondere il pubblico. I loro occhi sono spenti e le voci intrise di lamenti. Scritti e personaggi che sembrano di cartapesta sono privi di anima, si ha l’impressione di seguire un carro funebre.
Qual è la migliore qualità che uno scrittore o un intellettuale può possedere?
JIHANE RIAD EI FEGHALI: La migliore qualità di uno scrittore – o un intellettuale – che può possedere è trovare l’antidoto della verità, della sensibilità, dell’umanità, della saggezza e della spiritualità. Si scambia il vecchio col nuovo e l’antico col moderno, per questo bisogna essere oltre il Moderno, dove ogni forma di scrittura e la poesia in particolare, sono la metabolizzazione dei valori alienabili e universali della fratellanza umana. Soltanto così si riesce a recuperare la dimensione eterna della poesia che si eleva oltre il tempo.
Il vero scrittore e non il burattinaio di turno dovrebbe aiutare il talento ad esprimersi, anziché cercare un modo per sopprimerlo, perchè sa di essere oscurato. L’Italia e il mondo intero ha urgente bisogno di meritocrazia e di talenti, scoprire menti creative che danno agli altri bellezza, lontano dalla rivalità, o invidia morbosa, ma luce e competenza nel mondo della scrittura, dove i più ”imbrattano” lontano da coloro che posseggono il dono e sono pochi e rari.
La cultura ci rende liberi ed è il progetto per il futuro che col suo avanzare lascia il segno della sua permanenza. Le anime gemelle del sapere sono conoscenza e cultura.
Hai circa 26 opere pubblicate, da Roots (1992) a Dhe tani flas (2024). Qual è l’opera che ti sta più a cuore e perché?
JIHANE RIAD EI FEGHALI: Come ho risposto in una precedente intervista a nessuna delle mie opere, comprese quelle inedite, ho dato alcuna preferenza. La scrittura è la nostra vita fatta di gioie e dolori, di ombre e luci, di lutti, di morte e resurrezione. I libri sono le mie creature. Può una madre fare differenze tra i suoi figli?
Secondo te, la tecnologia ha un impatto positivo o negativo sulla letteratura e perché?
JIHANE RIAD EI FEGHALI: Come ogni cosa l’impatto può essere positivo o negativi dall’uso che ne viene fatto o potere che viene esercitato. Certamente preferisco le eterne stagioni della natura dove la parola incontra l’universo, le foglie cadono senza rumore, i colori riscaldano il cuore, massaggiano il petto dentro un pullover sbiadito. Credo che la tecnica sia solo un ornamento, perché la parola non è solo visionaria, ma anche libera e ribelle, è dolore e sdegno ma anche simbolo di libertà-come la stella alpina sulla vetta, simbolo di coraggio, di raffinatezza, di pace, di rinascita, come il segreto dei lunghi amori, come un uragano, o un incendio selvaggio. Chi ama la natura non può non sentire il grido della notte dove la terra si muove come una tigre ferita, dove il vento sibila, il silenzio è bianco, il graffiare dei rami spezzati tra gridi acuti e sottili.
C’è un filo conduttore che collega questa diversità culturale che corona il tuo percorso letterario, dalla letteratura, alla traduzione e alla critica, fino all’arte e alla leadership editoriale?
JIHANE RIAD EI FEGHALI: C’era la vera cultura, infatti quei personaggi letti, studiati, frequentati oggi sono nomi immortali nel campo della lirica, della saggistica, del cinema, della televisione, della letteratura: da Peter Russell a Luciano Pavarotti, da Vittorio De Sica a Lee Van Cliff, da Mike Bongiorno a Mario Del Monaco.
Tutti i personaggi sopra citati amavano la scrittura e soprattutto la poesia. C’era passione in ciò che si faceva, non esisteva competizione. La poesia è nata con me ed oggi tutti questi ricordi indelebili sono gioie e non veleni.
Le mie traduzioni sono iniziate quasi per gioco, poi in tantissimi mi hanno scritto chiedendomi di essere tradotti: giapponesi, coreani, cinesi, albanesi, americani, vietnamiti, indiani, serbi, siriani, libanesi, spagnoli, greci, russi, etc.
E’ iniziato uno scambio culturale e di sincera amicizia tra i popoli. I valori può affrontarli soltanto chi li riconosce e vive a contatto con la natura, un po’ come il ritorno degli Eremiti nei boschi. Capirà che ogni pioggia è sempre diversa, le ombre ci sembreranno di carne ed ossa, il vento divora i nostri pensieri, o germogli di neve vestono la nostra solitudine, l’ironia di una lacrima che scende dagli occhi della luna distesa sul letto.
Hai scritto di radici, umanità, luce del ritorno ed etica. Secondo te, che ruolo gioca uno scrittore quando affronta questi valori?
JIHANE RIAD EI FEGHALI: Sono i valori che ogni scrittore dovrebbe possedere e difendere, questo è il mio modo di guardare le cose. Lo scrittore dovrebbe sapere che la realtà è fatta di informazione e non di materia e la realtà si trova nell’universo, portare un pezzo di cielo e stenderlo su ogni ferita della terra, su ogni tomba dispersa. Ma soltanto chi è capace di amare è in grado di interpretare la natura e i misteri del cosmo. Amore è un cielo stellato, essere vicino a chi ha bisogno di aiuto per slacciare i suoi nodi di angoscia.
Potrebbe trovare la sua pelle lacerata e la memoria rimasta sul filo spinato, mostrare mani e e gambe insanguinate, il corpo ingioiellato dall’inchiostro dei lividi. Dovrebbe saper individuare quel dolore che mendica la libertà che è un diritto e una conquista.
”Sappiamo che la conoscenza è l’arma peggiore per il potere, insinua il dubbio che è il ”farmaco” che salva la vita, che prega ed opera per il bene, non si sottrae alla storia, ma la redime.
Dopo tutti questi successi, qual è il prossimo passo per te a livello letterario e intellettuale?
JIHANE RIAD EI FEGHALI: Il vero scrittore affronta prima di tutto i valori della pace, ma per affrontarli bisogna distinguerli e saperli vivere. Molti scrivono raccogliendo ovunque ”briciole” sparse tra un libro e l’altro, parlano di cose scontate, ma per molti l’importante è pubblicare, mettersi in mostra. Si illudono di suscitare rabbia, ma fanno soltanto pena. In giro si stampano libri ”vuoti”, inutili, mancano le materie prime: scienza e coscienza, amore, trasformate in masse tumorali sempre più estese.
Parlano di guerra ma poi la fanno agli altri, sono assenti dalla vita serena e vera. Sono schiavi degli interessi economici, ma non parlano di calamità naturali, disboscamenti, incendi dolosi, omicidi, pandemie, inquinamenti, indifferenza, immoralità dove i destini si intersecano in un turbinio di emozioni e confitti. Si creano tensioni tra coloro che vogliono emergere ad ogni costo che li portano a scelte difficili e aberranti. Cercano alleati insospettati, non sopportano chi è migliore di loro. Si sentono oscurati e scatenano tensioni e rivolte trasformando in conflitto tutto ciò che è pace e amore, studio, sacrificio, merito. Lontani dalle parole che grondano sangue, ombra e smisurata profondità, passione e sofferenza, dunque, amore svincolato da limiti spazio-temporale. ”L’anima è portatrice di vita non potendo ricevere la morte, è importante, bisogna sapere prendersi cura” (Socrate dal film di Roberto Rossellini, 1970).
Bisogna allenare le proprie facoltà di ragionamento, fare chiarezza, ciò diventa trasparenza dell’anima, luce, comunicazione che ci porta alla verità. Ma tutto ciò è sconosciuto ai più che fanno i propri interessi, considerano gli altri schiavi, per manipolarli a loro piacimento. Bisogna avere la schiena diritta per non perdere la propria dignità di affermare la propria libertà e intelligenza anche quando la realtà cerca sempre di confonderci. Non dimentichiamo che la cultura è anche disciplina, quella gioia interiore che nasce con l’essere.
Se dovessi dare un consiglio a qualcuno che cerca conoscenza o a uno scrittore, quale sarebbe?
JIHANE RIAD EI FEGHALI: Direi, di essere umanamente vero, di essere se stesso. La cultura non può essere parola vuota, è lo specchio dell’anima, una piccola luce che giorno e notte ci esorta a lottare per seminare giustizia, trasformare in armonia ciò che fa la differenza dove la diversità non diventa gerarchia, ma ricchezza condivisa. Soltanto così, un giorno, la terra troverà pace con l’universo. Gli accadimenti mostruosi di questi giorni difficili che stiamo attraversando (alluvioni, devastazioni, mareggiate, miserie, orrori) dovrebbero farci riflettere. Non dimentichiamo che la cultura ci rende liberi soltanto se è rivolta alla verità. Bisogna sostenerla e difenderla per non diventare robot dell’intelligenza artificiale.
Non permettere al viso di indossare maschere, ma raggiungere il riscatto spirituale che è il nostro cibo e la migliore cura. I perdenti e gli illusi, sentendosi potenti, diffondono rumori assordanti e usano ogni mezzo per ottenere ciò che vogliono. Ma il vero scrittore è colui che vive nella verità, che si occupa della vita come fa il vero artista parlando di valori umani, attraversando altre frequenze, lottando per connettersi con il mondo senza usare prepotenze come armi sottili. L’artista, attraverso la scrittura, i versi, la pittura, trasforma il mondo in un giardino e cerca la luce per poterla donare, sfuggendo ai livelli altissimi di malvagità cui il vero scrittore va incontro. Scrivere è vivere e fare vivere.
Sui social si incontrano accattoni, sciacalli, predatori, il cui intento è apparire, imporre alle masse ignoranti il loro nome ad ogni costo con il benestare di chi gli regge il gioco; non c’è nulla di collettivo, ma tanto di personale, di rivincita. Quella del loro falso operato non conduce di certo alla memoria della storia. Ciò che dà e restituisce la vita è lo spirito quando lo scrittore è puro, il resto sono e rimangono soltanto parole sparse come pula al vento. Il vero scrittore non si confonde, si distingue, va oltre le barzellette modaiole, il baratto, il dispetto, percorre con scienza e coscienza la propria strada.
La sua scrittura è nuova, non è il lacerto o la somma degli scarti che raccoglie da altri, come spesso accade e fingono di non accorgersene. L’autore valido è persona onesta e non cerca amici con la scusa di sottrargli i contatti. Lo stesso vale per le lavandaie e i mercanti privi di scrupoli e traditori da generazioni che si nutrono di odio e corruzione. Il tempo è l’unico custode della memoria.
La parola migliore è la saggezza, non è una corsa agli ostacoli, un gioco a premi, denaro che ti rende grande, la parola è sentimento e non sentimentalismo e lo scrittore ha molto da imparare prima di insegnare e giudicare. La scrittura è urgenza che non distrae, ti colpisce come un ciclone, ti scuote, ti conquista, altrimenti si interrompe come un tuono falso che si estingue nel suo stesso rumore.
La parola è vita e sangue che merita attenzione, che non teme il disagio, il vento, il mare, la burrasca, la paura. Il vero scrittore ha pagato da sempre un razzismo strutturale, ha subito un colonialismo occupato dall’indifferenza, peggiore degli eserciti. Spesso per invidia viene ostacolato perché oscura le nullità attraverso la violenza che subisce dai mediocri, è l’invisibilità che diventa silenzio, insulto. Tutto ciò è vergognoso e intollerabile per la cultura e in un paese civile.
Questo incontro, dono reciproco e di gratitudine, spero abbia aggiunto valore e significato alla nostra amichevole conversazione. Entrambe sappiamo che è necessario spargere parole come semi di conoscenza, parole calde, sincere, profonde, che abbracciano il lettore assetato d’infinito.
Cercare le galassie della pace e della speranza, stare lontano dalle consorterie rapaci e opportuniste, dai finti amici, che li osannano e li circuiscono in cambio di squallidi favori. E’ importante continuare a scrivere di storia umana, testimoniare la luce e non le tenebre, la scrittura come miracolo, come mistero che protegge la bellezza che i privilegiati sanno riconoscere, la gerarchia dell’amore che rende gli uomini liberi.
La trascendenza fa paura ai demoni, ogni dolore si piò trasformare in Luce. Nessun esercito di folli, ipocriti e spergiuri potrà spegnere il sole, la luna o le stelle.
Mi piace chiudere questa intervista con un pensiero di Antonio Gramsci: ”La cultura è organizzazione, disciplina del proprio interesse, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri” ( A.G. ).
Ed io aggiungo che la scrittura va oltre il Moderno, dove la parola diventa metabolizzazione dei valori alienabili e universali della fratellanza umana.
Maria Teresa Liuzzo